La politica del futuro dopo le elezioni febbraio 2013.

La politica del futuro potrebbe venire da un atto di umiltá dei partiti esistenti.

Il M5s ha interpretato un bisogno: il bisogno di Comunità. Sarà il prossimo futuro a farci capire se il fenomeno Grillo sarà solamente un olografica rappresentazione della democrazia partecipata o saprà strutturarsi in una rete solida di partecipazione collettiva. Alcune cose mi entusiasmano come la riduzione della spesa della politica o l’invocazione a un modello di vita più sobrio, altri non mi convincono: una testa un voto è populismo, è troppo facile controllare le masse con gli strumenti psicologici moderni.

Una struttura a rete necessariamente ha bisogno di regole e funzioni.

Sicuramente il sistema esistente è troppo incancrenito per essere considerato un’alternativa alle proposte di Grillo ma un’atto di umiltà dei leadership che aprisse ai giovani meritevoli e non solo ai “nepoti” potrebbe essere una base di partenza per neutralizzare la decadenza socio politica del nostro Paese e rappresentare una alternativa appetibile per chi per ora si sente senza speranza e vede il futuro fosco e pieno di pericoli.

La concorrenza tra le forze si è dimostrata un fenomenale volano per l’aumento della qualità dei beni e dei servizi, perché non applicare lo stesso metodo anche ai partiti politici?

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Il primo “nepote”

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